La Teoria del Riccio - Parte 3

 "Con crittografia simmetrica, o crittografia a chiave privata, si intende...driiiin"

Il campanello distolse l'attenzione di Diana, sbuffando diede un'occhiata veloce al telefono: erano già le 10, stava studiando da almeno tre ore.

"driiiin...driiiin...driiiin"

Chiuse il libro con un imprecazione e si avviò verso la porta, chiunque stesse suonando aveva chiaramente intenzione di sfondarle il campanello

"driiiin...driiiin"

"Eccomi arrivo, arrivo"

Senza pensarci spalancò il portone e si trovò investita da un oggetto non identificato.

"Ciao...Diana, ti ho portato la colazione..."

Schermandosi istintivamente il viso riuscì ad intercettare il sacchetto bianco che una sorridente Nives le aveva praticamente lanciato sul viso di esso una sorridente Nives. Sorridendole a sua volta la lasciò entrare notando con una punta di preoccupazione le due enormi tazze di caffè americano che stava tenendo con la mano sinistra.

"Ciao Nives, vuoi una ..."

Non riuscì a terminare la frase che vide come al rallentatore una delle due tazze scivolare verso il basso e Nives contorcersi per provare ad evitarlo. Istintivamente provò ad afferrare almeno una delle due, ma l'unica cosa che rimediò fu una scottatura al braccio e un calcio ad uno stinco.

"@#@#@#"

Una tremenda imprecazione risuonò nel piccolo corridoio, mentre Nives nel tentativo di dare sollievo al polso bagnato di caffè bollente stava schizzando ovunque piccole gocce scure.

"Ferma...che fai...ferma"

Prima che il caffè rovinasse irrimediabilmente le pareti Diana afferrò il braccio di Nives e senza pensarci troppo la guidò verso il lavandino.

"Ahi...brucia" 

L'acqua fredda le strappò un piccolo lamento, mentre la mente le faceva notare d'aver combinato altri guai. Istintivamente cercò di giustificarsi mentre Diana le teneva il braccio sotto il getto fresco e con l'altra mano le cingeva la vita. Erano così vicine che poteva sentire il suo profumo: sapeva di cioccolato e fiori d'arancia e poteva sentire il suo seno premerle sulla schiena.

"Certo che sei una bella mina vagante, di questo passo mi distruggerai casa...o peggio morirai prima di ripagarmi il pc"

Nives si sentì avvampare e istintivamente cercò di divincolarsi, ma ottenne solo di trovarsi ancora di più tra le sue braccia, i loro visi quasi si toccavano e i suoi profondi occhi scuri sembravano volergli leggere l'anima.

"Scusami ancora, sono sempre così imbranata..."

Erano sempre più vicine e mentalmente pregò che Diana non si accorgesse del rossore del suo viso.

"È una specie di avvertimento? Se continuo a farti entrare in casa la distruggerai?"

Mentalmente Nives si chiese che fine avesse fatto tutta la sua spavalderia, quella ragazza le faceva decisamente uno strano effetto, sembrava quasi che le parole uscissero da sole.

"Perché che cosa mi succederà se lo faccio?"

Se possibile i suoi occhi divennero ancora più scuri quasi volessero inghiottirla, mentre il braccio dietro di lei rafforzava la presa sulla sua schiena attirandola ancora di più verso quel pozzo senza fine.

"Sei sicura di volermi sfidare? Potresti pentirtene"

Il suo corpo rimase completamente immobile, mentre una piccola parte del suo cervello cercava in tutti i modi di avvertirla del pericolo imminente, non doveva assolutamente fare quello che il resto del corpo le chiedeva a gran voce.

"Non mi fai paura"

Le parole le scivolarono via dalla labbra in un sussurro, quasi che anche loro non fossero sicure di dover uscire.

Fu tutto rapidissimo, un secondo prima le loro facce erano una accanto all'altra e un secondo dopo aveva la guancia schiacciata sul caldo piano in noce della cucina e il corpo di Diana che la teneva piegata su di esso. Sentiva il cuore esploderle in petto e il respiro di lei accanto all'orecchio:

"Ora capirai che succede quando mi sfidano"

Prima che potesse replicare sentì la presa di lei farsi più salda e una raffica di sculacciate abbattersi sui jeans.

"Ei che fai...non crederai che due sculacciate possano spaventarmi"

Diana rimase immobile per qualche istante, incerta se proseguire o meno una mano a mezz'aria e l'altra ancora ferma sulle scapole e il collo di Nives per tenera in posizione.

"Beh l'hai voluto tu..."

Con un movimento rapidissimo le calò i jeans scoprendo un piccolo fondo schiena privo di mutandine e modellato da molte ore di attività fisica. Sentì l'eccitazione risalirle impetuosa la colonna vertebrale e il braccio cadere automaticamente verso quello splendido paesaggio. Bastarono pochi colpi perché il bianco latte lasciasse il posto ad un invitante rossore e ci volle tutto il suo autocontrollo per fermarsi in tempo.

I colpi cadevano rapidi e spietati e scariche di dolore le percorrevano la colonna vertebrale esplodendole nel cervello, erano anni che non veniva sculacciata e mai nessuno l'aveva fatto in quel modo. Ogni singolo colpo sembrava accenderle tutto il corpo trasmettendole il calore lungo tutto il corpo.

Improvvisamente com'erano iniziati i colpi cessarono e Nives e la stessa mano che la teneva immobile l'attirò nuovamente verso l'alto. Gli occhi di Nives nuovamente puntati contro i suoi e una mano poggiata sul fondoschiena decisamente più caldo di essa.

"Allora hai imparato la lezione"

Diana l'attirava verso di se e ora poteva vedere chiaramente nei suoi occhi l'eccitazione per quanto era appena accaduto, le labbra leggermente socchiuse nel tentativo di riprendere fiato e una singola ciocca di capelli sul viso.

Senza una parola le posò un veloce bacio sulle labbra e, approfittando del suo stupore, si divincolò

"Ci vuole ben altro per domarmi"

Facendole una linguaccia cercò di allontanarsi da lei, ignorando il tappeto arruffato tra i loro piedi...


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